giovedì 31 marzo 2011

Sud e Federalismo Fiscale - Intervento di Federico Preziosi

 
E' ormai da molto tempo che si dibatte sul Federalismo, un tema molto caro a questo Governo a trazione leghista, come del resto ha dimostrato il bombardamento mediatico che quotidianamente abbiamo dovuto subire prima che questo decreto venisse attuato. Il Partito Democratico, da forza responsabile, ha cercato di instaurare un dialogo con la Lega Nord nella vana speranza di poter prendere in mano le redini del gioco e trarne un vantaggio per il Paese o, se non altro, limitarne i danni. Probabilmente, ingannati dall'attitudine caprina dei dirigenti leghisti, abbiamo sottovalutato il problema e non siamo riusciti a scongiurare quelle conseguenze che a breve si manifesteranno in tutta la loro drammaticità nel Mezzogiorno, e quindi anche nella nostra Provincia.

La relazione dell'On. Stefano Graziano prevede per la sola Provincia di Avellino un perdita in termini economici pari al -56,89%. Per quanto riguarda Atripalda, la differenza tra il totale delle imposte dovute al Comune e i trasferimenti statali del 2010 sarà del -25,87%, che si traduce in una perdita di 742.300 euro. Possiamo considerarci “fortunati” poiché il nostro sarà uno dei comuni che perderà meno in termini economici: considerate che la differenza per il Comune di Zungoli sarà pari al -91%, ciò significa che gli amministratori locali di quel Comune saranno chiamati ad amministrare disponendo di soli 54.562 euro!

Eppure le perplessità non sono mai mancate e numerose domande sono state rivolte alla dirigenza leghista riguardo al federalismo fiscale prima dell'attuazione dei decreti. Quesiti quali: «Ma non si va incontro ad una forte penalizzazione del Sud?»; «Ma non è una legge troppo squilibrata?»; «Ma non si va incontro al collasso del sistema Italia?». Tutto inutile, ogni risposta fornita dalla Lega si appellava al senso di responsabilità della classe dirigente del Sud, la quale dovrebbe basare l'azione politica sulla riduzione degli sprechi, sull'innovazione e sulla autogestione, tenendo in considerazione un fantomatico fondo perequativo del quale non disponiamo di alcuna informazione nel merito della realizzazione.

Il Prof. Gianfranco Viesti, in data 10 Gennaio 2010, scrive sulla Gazzetta del Mezzogiorno:

«La strategia della Lega è chiara: approvare la devoluzione ai Comuni del gettito per poi definire, partendo da una situazione di forza, i meccanismi perequativi. Non si discuterà più di risorse statali indispensabili per i diritti della cittadinanza di tutti gli italiani, ma dell'elemosina che i milanesi faranno ai brindisini, privandosi di una parte del proprio gettito fiscale».
Dinanzi a tale scenario il Sud dorme e questo Federalismo è come la torta dell'Anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia tagliata dal coltello leghista in fette diseguali: bel modo di festeggiare la nostra unità nazionale.
E' il momento di discutere per reagire, bisogna individuare il modello statale che vogliamo costruire, perché è evidente e dichiarata la propensione secessionista e populista del partito di Bossi. Alla Lega interessa portare a casa soltanto un risultato elettorale e non politico: soltanto un folle può confidare nell'efficacia del progetto leghista quale espiazione per tutti i mali; soltanto chi cavalca le paure e non comprende la complessità della modernità è in grado di intraprendere, seppure in buona fede, una battaglia contro la globalizzazione. Anche il Nord pagherà le conseguenze di questa scelta, poiché trattenere le risorse fiscali sul territorio non garantirà il benessere in assenza di una prospettiva di sviluppo. A chi verranno venduti i prodotti del Nord se la conseguenza del Federalismo fiscale renderà il Sud ulteriormente impoverito? Demolire il mercato interno non è per caso il più grande attentato al Made in Italy?

Piangere sul latte versato non serve a nulla, occorre invece delineare un nuovo modello di Stato se vogliamo davvero invertire il trend, ed è seguendo questa prospettiva che mi chiedo e chiedo ai miei dirigenti:



  1. E' davvero opportuno continuare sulla scia del federalismo oppure sarebbe meglio difendere a spada tratta un assetto statale scevro da qualunque ulteriore delocalizzazione amministrativa?

  1. Qualora il partito decidesse definitivamente di optare per un modello statale di tipo federalista, la proposta del Pd inseguirebbe il modello Lega Nord, ossia delocalizzerebbe il potere amministrativo e governativo dal centro statale verso i centri periferici, oppure elaborerebbe un nuovo modello federalista?

Probabilmente queste domande sono tardive, ma è chiaro che bisogna attrezzarsi per vincere le prossime elezioni e disinnescare questo Federalismo che metterà in ginocchio la già precaria economia del Sud. Chi ha una lunga esperienza di partito sa bene che la discussione sul Federalismo nel centrosinistra non è un argomento recente, bensì risale ai tempi dell'Ulivo e alla stagione dei sindaci. La prospettiva federalista era caldeggiata soprattutto dai sindaci del Nord, i quali avevano intuito il pericolo costituito dalla propaganda leghista, la quale aveva già fatto breccia nel cuore dell'elettorato dell'Italia Settentrionale tramite metodi folkloristici che, tuttavia, riuscivano a catalizzare l'interesse, facendo leva sulla paura e sui problemi reali delle persone.

L'ex Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha speso molte parole riguardo al Federalismo, sottolineando l'importanza dell'Ente Locale e della sua funzione di governance, in quanto istituzione presente sul territorio e quindi vicina ai cittadini. Quello di Cacciari rappresenta un Federalismo totalmente diverso, perché la matrice culturale è estranea a qualunque riferimento post-costituzionalista, pertanto mira ad unire e non dividere; è un Federalismo che combatte gli sprechi, proponendo di abolire quegli enti inutili, come le Province, considerati ingranaggi obsoleti del sistema governativo; è un Federalismo che non delocalizza il potere spostandolo da Roma alla periferia, ma costituisce un patto tra lo Stato e gli Enti locali, la fondazione di un modello statuale che distribuisce le responsabilità amministrative e mira a scorporare le oligarchie e le clientele, statali o locali che siano.

«Il nostro federalismo - così Cacciari parlava nel 2001 - è centrato non sul potere delle Regioni, dei Governatori, non abbiamo niente a che fare con il neocentralismo regionale di Bossi e di Berlusconi; il nostro federalismo è prima di tutto quello degli Enti Locali».

L'idea dell'ex Sindaco di Venezia assume una veste molto più credibile, a differenza di quella di Bossi che non può essere considerata federalista, perché l'intento del Senatùr è quello di mantenere 2 o 3 roccaforti e nella sua politica non vi è una visione di sistema; per non parlare poi del Pdl che si lascia coinvolgere in questa azione a patto che la Lega assecondi le Leggi-Frankenstein sulla giustizia escogitate dai legali del Cavaliere.

Se la strada da intraprendere deve essere il Federalismo, quello vero, invito i circoli locali, la dirigenza provinciale, regionale e nazionale a promuovere altri convegni e dibattiti pubblici su questo tema, soprattutto al Sud dove il concetto di Federalismo viene inteso esclusivamente come uno step del disegno secessionista del Carroccio. Occorre un grande movimento culturale che prepari le persone a questo passaggio, convincere loro che questa scelta è in grado di riequilibrare lo Stato e permettere una governabilità migliore. Sarebbe un modo per rilanciare il Partito Democratico in tutta Italia con un nuovo progetto per il Paese, nonché l'occasione per sottrarre voti alla Lega recuperando l'elettorato del Nord che, invece, ha ormai assimilato l'idea del Federalismo. E' un'iniziativa che può e deve partire dal Sud poiché è giunto il momento che la voce del Mezzogiorno si levi alta e che ponga fine a questo stillicidio culturale attuato dalla Lega ai nostri danni, giorno dopo giorno, sotto i nostri occhi.

Sud e Federalismo Fiscale - Intervento di Emanuele Loffredo

Vorrei porre un accento sul federalismo e in particolar modo sul “famoso” federalismo fiscale di cui si sta discutendo che a mio avviso finisce per essere solamente uno slogan utile alla lega per prendere voti. È indubbio infatti che l’Italia e la sue istituzioni vadano ammodernate ma con un federalismo che miri ad obbiettivi diversi da quelli presenti nel decreto legislativo. Infatti per quanto mi attiene non mi reputo a priori contrario al federalismo ma anzi credo fermamente che esso abbia degli aspetti positivi che possano risolvere alcuni problemi che attanagliano il paese. Se il federalismo portasse maggiore
vicinanza tra il cittadino e le istituzioni, maggiore controllo sulle risorse e la gestione delle stesse, rafforzamento della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, incremento della trasparenza circa il prelievo fiscale con conseguente cessazione da parte del cittadino del sospetto sulle amministrazioni locali. Se inoltre esso portasse a una diminuzione dei livelli istituzionali con conseguente semplificazione dei compiti, quindi un federalismo di tipo Comunale, con lo Stato che esercita la funzione di garante permettendo a tutti indistintamente di poter avere le stesse possibilità di partenza valorizzando quindi i virtuosismi e diminuendo la competizione; ci troveremmo di fronte a una svolta epocale. Ma purtroppo non è così anzi. Da come si può ben capire leggendo il decreto legislativo lo scenario che si prospetta è uno scenario totalmente diverso. Infatti i livelli rimangono inalterati; non vi è nessuna semplificazione delle competenze e inoltre viene meno il cardine di un federalismo che parta dal basso. I comuni infatti non hanno più nessun mezzo al di fuori della tassa di scopo e di addizionali su tasse di tipo nazionale nessun mezzo per poter far fronte alle esigenze e ai servizi di sviluppo economico che tanto vengono chiesti specialmente ai comuni del sud. In sostanza non hanno altra via se non quella di reintegrare i mancati trasferimenti diventato loro stessi soggetti di un innalzamento del regime impositivo. Venuto meno anche l’ ICI una delle poche tassazioni di tipo locale i comuni e specialmente quelli del mezzogiorno si troveranno di fronte ,una volta abbandonato il trasferimento su base storica, a una difficoltà crescente e insuperabile che porterà alla mancata soddisfazione di bisogni materiali e immateriali che costituiscono il nucleo irriducibili dei diritti universali e della persona. Inoltre quello che più preoccupa è il reale rischio di una frammentazione del paese con processi di separazione lenti ma irreversibili tali da minare la cultura e l’idea di bene comune della nazione. D’altra parte sarebbe veramente paradossale che ,mentre il quadro politico e la situazione finanziaria ed economica verso cui evolve il mondo, richiede unità di decisione e di interventi quanto meno a livello continentale, si procede invece in Italia in direzione opposta, introducendo un federalismo di facciata minimo nei benefici ipotetici che sembrerebbe arrecare ma massimo per i rischi a cui espone la tenuta istituzionale economica e sociale del paese.